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Spettacolo e Cultura 09-09-2017

Biennale del cinema di Venezia, Leone d'Oro a Del Toro. L'Italia vince con Rampling e Nicchiarelli

╚ "The Shape of Water" di Guillermo Del Toro il Leone d'Oro per il miglior film della Mostra di Venezia 2017. Gloria anche per il Belpaese, con 2 premi importanti, ecco quali.

È "The Shape Of Water" di Guillermo Del Toro il Leone d'Oro per il miglior film della Mostra di Venezia 2017. Un esito auspicato da molti sin dal passaggio del film nel cartellone veneziano il secondo giorno del festival. D'altronde la favola, firmata dal regista messicano adottato da Hollywood e ambientata durante la Guerra Fredda, sull'amicizia tra un 'mostro' marino ed una impiegata muta, oltre ad essere confezionata in maniera impeccabile da ogni punto di vista, porta un messaggio di grande attualità: solo con l'amore si vince la paura. E questo Leone d'Oro aiuterà anche la Mostra di Venezia, perché gli americani, arrivati in gran numero quest'anno, torneranno volentieri. "Dedico questo Leone d'Oro ai giovani registi latinoamericani e messicani, voglio dire loro che l'importante è avere fede in qualsiasi cosa, io ad esempio l'ho nella senape", ha detto il corpulento regista messicano scatenando le risate della Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido al termine di una cerimonia piena di commozione in cui tutto è filato lisco. "Credo nella vita, nell'amore e nel cinema", ha aggiunto il regista Leone d'Oro, lasciando al presidente della Biennale Paolo Baratta di esprimere, in chiusura della Mostra, solidarietà tanto alle vittime del terremoto in Messico quando a quelle dell'uragano Irma. L'Italia ha vinto due premi importanti: la Coppa Volpi alla migliore interpretazione femminile grazie alla performance di Charlotte Rampling nel film "Hannah" di Andrea Pallaoro, che il regista ha costruito tutto intorno all'attrice, e il premio per il miglior film della sezione Orizzonti, per il secondo anno consecutivo (lo scorso anno era andato "Liberami" di Federica Di Giacomo), con 'Nico, 1988' di Susanna Nicchiarelli, il road movie incentrato sugli ultimi anni di vita di una delle più importanti icone pop del novecento (interpretata dall'attrice e cantante danese Tryne Dyrholm), modella dalla bellezza leggendaria negli anni '60, storica musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground.

Charlotte Rampling, nel ritirare la Coppa Volpi, da ricordato che l'Italia è la sua "più grande fonte di inspirazione": "Ho fatto molti film qui - ha detto - ho lavorato all'inizio della mia carriera con Gianfranco Mingozzi (in "Sequestro di persona" del 1968, ndr.), poi con Luchino Visconti ('La caduta degli Dei', 1969), Liliana Cavani ("Il portiere di notte", 1973), Adriano Celentano ("Yuppi du", 1975) e tanti altri. Ed essere premiata qui oggi con il film di Pallaoro, un regista delle nuova generazione, mi fa ancora più piacere, perché vuol dire che la mia vita è connessa". Mentre la Nicchiarelli, in lacrime, ha voluto ringraziare la protagonista del suo film, l’attrice danese Trine Dyrholm, "perché - ha detto - se il film è bello è grazie a lei".

Tornando al concorso principale, la giuria presieduta da Annette Bening e composta da Ildikó Enyedi, Michel Franco, Rebecca Hall, Anna Mouglalis, David Stratton, Jasmine Trinca, Edgar Wright e Yonfan, ha assegnato il Gran Premio della Giuria a "Foxtrot" dell'israeliano Samuel Maoz (un film che riflette sul dolore e sull'ineluttabilità del destino, attingendo all'esperienza di soldato fatta dallo stesso regista) e il Leone d'Argento per la migliore regia a Xavier Legrand per il film "Jusqu'a' la garde" ("L'affido"), un thriller che è un grido politico contro la violenza sulle donne. Il film, passato nell'ultimo giorno del concorso veneziano (così come "Hannah" di Pallaoro) si è aggiudicato anche il Leone del Futuro - Premio Luigi De Laurentiiis (che vale 100.000 dollari) per la migliore opera prima di tutte le sezioni del cartellone veneziano, assegnato da un'apposiita giuria presieduta da Benoit Jacquot. Il regista che di ricevere due premi così importantì alla Mostra di Venezia con la sua opera prima evidentemente proprio non se lo aspettava è scoppiato in un pianto incontenibile, riuscendo a stento a fare un breve discorso di ringraziamento tra i singhiozzi. La Coppa Volpi per il migliore attore è andata a Kamel El Basha per "The insult" ("L'insulto") del regista libanese Ziad Doueiri: un film sulla giustizia e sulla dignità, in cui si racconta un lungo processo, che mette a confronto palestinesi e libanesi cristiani, nato per una lite condominiale. "Io sono un attore di teatro - ha detto ricevendo la Coppa Volpi - questo è il mio primo film per il cinema, ed essere premiato qui a Venezia è un grande onore. Ringrazio i palestinesi per essermi venuti a vedere per tanti anni a teatro perché senza il loro sostegno il regista non mi avrebbe mai contattato per questo film".

Si è dovuto invece 'accontentare' del Premio per la Migliore Sceneggiatura un altro dei film più applauditi di questa mostra: "Three billboards outside Ebbing, Missouri" di Martin McDonagh. Mentre il Premio Speciale della Giuria è andato al western aborigeno "Sweet Country" del regista australiano Warwick Thornton. Secondo le previsioni, il Premio Marcello Mastroianni ad un giovane attore o attrice emergente è andato a Charlie Plummer, protagonista di 'Lean on Pete', il film in concorso del regista inglese Andrew Haigh, Plummer d'altronde è considerato un astro nascente del cinema americano ed è già stato scelto anche da Ridley Scott per il ruolo di John Paul Getty III, nel film "All the Money in the World", girato in parte a Roma. "Sono molto felice di ricevere questo premio. Il Premio Mastroianni è molto importante proprio per quello che Marcello Mastroianni ha rappresentato per il cinema. Io spero di seguire le sue orme", ha detto l'attore 18enne.

Per la sezione Orizzonti, dopo il premio per il miglior film a "Nico", la giuria, presieduta da Gianni Amelio e composta da Rakhshan Banietemad, Ami Canaan Mann, Mark Cousins, Andrés Duprat, Fien Troch, Rebecca Zlotowski (dopo aver visionato i 19 lungometraggi e i 12 cortometraggi in concorso) ha assegnato il Premio alla Migliore Regia all'iraniano Vahid Jalilvand per il film "Bedoune tarikh, bedoune emza" ("Senza data, senza firma"), che si è aggiudicato anche il premio al Miglior Attore della sezione Orizzonti con Navid Mohammadzadeh; il Premio Speciale della Giuria Orizzonti a "Caniba", il documentario sul 'cannibale della Sorbona', il giapponese Issei Sagawa, che nel giugno del 1982, uccise e mangiò a Parigi la sua compagna di studi olandese Renee, firmato dai registi ed antropologi francesi Verena Paravel e Lucien Castaing-Taylor. Il Premio Orizzonti per la Migliore Attrice è andato invece a Lyna Khoudri per il film "Les Bienheureux" di Sofia Djama. E ancora: il Premio Orizzonti per la Migliore Sceneggiatura è stato assegnato a Dominique Welinski e René Ballesteros per il film "Los Versos del Olvido" di Alireza Khatami (Francia, Germania, Paesi Bassi, Cile); il Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio è andato a 'Gros Chagrin' della francese Céline Devaux, che si è aggiudicata anche il Venice Short Film Nomination per gli EFA 2017.

Per la sezione Venezia Classici, il premio al Miglior Documentario sul Cinema è andato a "The Prince and the Dybbuk" di Elwira Niewiera e Piotr Rosołowski (Polonia, Germania), mentre il premio per il miglior film restaurato a "Idi I Smotri" di Elem Klimov (Russia, 1985). Per la nuova sezione sulla realtà virtuale 'Venice VR', la Giuria presieduta da John Landis e composta da Céline Sciamma e Ricky Tognazzi, ha assegnato il Premio Miglior VR a "Arden’s wake (expanded)" di Eugene YK Chung (Usa); il Premio Miglior Esperienza Vr a "La Camera Insabbiata" di Laurie Anderson e Hsin-Chien Huang (Usa); il Premio Migliore Storia Vr a "Bloodless" di Gina Kim (Corea del Sud, USA).

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Ultimo aggiornamento: 09-09-2017 22:05


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