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Economia e Lavoro 29-07-2017

Tessuti, vestiti e gioielli made in Sardegna: export boom. Rialzi a doppia cifra in Tunisia, Cina e America

L'assalto delle 1200 imprese isolane del settore moda ai mercati esteri segna numeri positivi. Ma c' anche la lotta, coltello tra i denti, alla contraffazione. "Marchi di tutela soluzione al falso".

CAGLIARI - La moda sarda è a trazione artigiana. In Sardegna oltre 1200 micro e piccole imprese attive nel tessile, abbigliamento e calzaturiero. Matzutzi (Confartigianato): "Eccellenze e tradizioni minacciate da concorrenza sleale e falsi. Urgente far conoscere e vendere le produzioni all’estero". I dati export, spesa delle famiglie, vendite on line e contraffazione. Abiti, calzature, occhiali, gioielli e accessori, ma anche indumenti da lavoro e articoli tecnici.

Sono 1688 le imprese del "settore moda" che in Sardegna si occupano di tessile, abbigliamento, calzature e di altre numerose produzioni, dando lavoro oltre 1800 persone. Il 71,8% della realtà produttiva sarda è rappresentato dalle imprese artigiane (1212 attività) con quasi 1500 posti di lavoro. Sono questi gli ultimi dati sul comparto moda isolano rilevati dall’osservatorio di Confartigianato Sardegna per le mpi (fonte UnionCamere 2016-2017), che descrivono una piccola ma consolidata e vivace economia regionale che per il 23,6% si occupa della produzione di abbigliamento, per il 13,8% di quella dei filati e per il 5,6% della lavorazione della pelle. Tra gli altri settori il 20% è coperto dalla produzione di gioielli e monili mentre altre lavorazioni coprono la restante percentuale. Anche tra gli addetti dell’artigianato, il 43% si concentra tra tessile (20,2%), abbigliamento (17,6%) e articoli in pelle (5,2%). Tra le province, 511 imprese artigiane, operano in provincia di Cagliari, 399 in quella di Sassari, 218 a Nuoro e 84 a Oristano.

EXPORT BOOM - Nel 2016 le esportazioni sarde del settore moda sono cresciute del 21,3% vendendo i prodotti fuori Italia per 25,4 milioni di euro. Il 78,8% delle esportazioni del settore sono riconducibili al comparto tessile-abbigliamento-calzaturiero con 9 milioni per gli articoli in pelle, 6 per l’abbigliamento, 5 milioni per il tessile. Ben 4 sono legati all’occhialeria e 1 alla gioielleria, settori cresciuti ognuno del 100%. L’analisi sulla dinamica dell’export per provincia dice come tra le 8 province sarde le esportazioni si concentrino principalmente a Cagliari (56,3), seguita da Olbia-Tempio (23,6%). Tra le province sarde con oltre l’1% delle esportazioni del settore, 3 registrano un aumento dell’export superiore alla media (+21,3%): primeggia Oristano (+436,6%), Carbonia-Iglesias (+179,8%) e Sassari (+43,5%). Nel 2016 i primi 10 mercati - per quota dell’export - che rappresentano complessivamente il 70% dell’export di tessuti, abbigliamento, articoli in pelle, calzature, gioielli e occhiali made in Sardegna, sono: Tunisia (12,3%), Francia (12,0%), Germania (11,0%), Hong Kong (6,4%), Regno Unito (5,7%), Stati Uniti (5,5%), Russia (4,8%), Paesi Bassi (4,6%), Svizzera (4,5%) e Cina (3,2%). Considerati questi 10 principali mercati di sbocco dell’export di questi prodotti, nel 2016 la crescita delle vendite oltre confine è positivamente influenzata dall’incremento delle esportazioni verso Tunisia, Cina e Svizzera dove si registrano aumenti a tre cifre; seguono con aumenti meno intensi ma sopra la media Regno Unito (+80,7%), Hong Kong (+25,2%), Francia (+15,7%), Stati Uniti (+14,5%), Russia (+8,7%) e Paesi Bassi (+4,9%). Un rallentamento delle esportazioni dei prodotti in esame lo registriamo in Germania che mostra un calo del -3%.

SPESA DELLE FAMIGLIE - La spesa media mensile delle famiglie sarde per articoli di abbigliamento e calzature è di 77,1 euro al mese, equivalenti a 926 euro all’anno. Si stima che sul territorio sardo le oltre 720mila famiglie spendono complessivamente 667 milioni di euro all’anno per l’acquisto di abbigliamento e calzature, pari al 4,6% dell’ammontare della spesa complessiva per prodotti non alimentari.

TRA WEB E CONTRAFFAZIONE - Internet rappresenta sempre più un importante vetrina per l’offerta e l’acquisto di merci e/o servizi: in Sardegna il 48,0% delle imprese acquistano e vendono sul web e il 56,2% delle persone con 15 anni e più hanno ordinato/comprato merci e/o servizi su internet. In particolare rileviamo che gli articoli di abbigliamento sono i beni più acquistati online (47,8% del numero totale di e-shopper presenti sull’isola) e nel 2016 rispetto a cinque anni prima le vendite di questi articoli sul web sono cresciute di 6,7 punti. Nell’Isola, durante la crisi (2008-2016) il 51,7% delle merci contraffatte sequestrate erano del settore moda con un valore stimato di abbigliamento, accessori, orologi, calzature e occhiali contraffatti sequestrati di oltre 22 milioni di euro. Nel dettaglio si osserva per la merce contraffatta del settore moda nel 2016 un trend crescente per numero di sequestri (da 285 del 2015 a 380 del 2016), per il numero di pezzi (da 194 mila nel 2015 a 341 mila nel 2016) e per valore stimato della merce sequestrata (da 3,3 milioni nel 2015 a 6,9 milioni nel 2016). A livello provinciale il 93,4% del valore della merce del comparto moda sequestrata sull’isola si concentra a Sassari.

"La moda è uno dei settori più esposti alla contraffazione – spiega Stefano Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna - i falsi made in Italy e made in Sardegna, arrecano danni pesantissimi che sottraggono lavoro e business, alle nostre micro imprese artigiane. Per questi motivi – continua – è necessario riprendere in mano il lavoro fatto con i marchi di tutela e qualità dei prodotti e spingere per il riconoscimento del “made in Sardegna a livello europeo, per valorizzare le nostre produzioni di eccellenza".

Ultimo aggiornamento: 29-07-2017 08:59


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