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Cronaca 11-09-2017

Sedici anni fa l'11 settembre. La ferita dell'America guarita parzialmente, ricordo incancellabile - FOTO/VIDEO

Gli attacchi terroristici segnano la fine del "mondo sicuro", il terzo millennio inizia tra morte e sangue. 192 mesi dopo, tra bisogno naturale di guardare avanti e passato indelebile.

NEW YORK - I "frames" utili a descrivere la vita della prima potenza mondiale, da quel martedì 11 settembre 2001 a oggi, sono infiniti. Ma, negli occhi e nelle menti di milioni di persone, i più importanti sono i primi. Ad iniziare dai boeing della American Airlines e United Airlines. Lo schianto del volo 11 alle 8:46 contro la torre Nord, il 175 "buca" la Sud alle 9:03, un altro aereo pieno di innocenti passeggeri colpisce il Pentagono alle 9:37, un quarto si schianta in un campo a  Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03. Tutti e quattro voli commercial, dirottati e guidati da terroristi islamici, fedeli tanto a quell'Osama Bin Laden (leader di Al Qaeda, viene ucciso 10 anni più tardi, alla Casa Bianca c'è Barack Obama) quanto alla morte intesa come distruzione. Nel mezzo, altri fotogrammi cementati negli animi, visti dal vivo o dagli schermi tv. I jumpers (almeno 200: è chi, per scappare all'inferno di fuoco delle Torri Gemelle, "preferisce" saltare nel vuoto e sfracellarsi al suolo), i soccorritori (Vigili del fuoco, polizia e medici, alla fine 411 croci), le lacrime di disperazione di chi fugge dal soffocante mix di fuoco, fumo e morte e le due torri che si sbriciolano (prima la Sud, alle 9:59, poi la Nord, alle 10:28), inghiottendo per sempre migliaia di vite. Ecco il racconto per immagini di quella maledetta mattina newyorkese (primo pomeriggio in Italia). In centodue minuti (tra lo schianto del primo aereo e il crollo della seconda tottre) l'America e l'Occidente perdono, a velocità record, il "patentino" di "mondo sicuro".

TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO - Ci sono poi gli anni delle guerre - Afghanistan prima, Iraq poi - imbastite dall'America. Soprattutto la prima è, anche, una risposta alla ferita troppo grande legata alle stragi dell'11 settembre. Sedici anni dopo? In parte, almeno, è una nuova America e una nuova New York. Visivamente parlando, ed è forse l'effetto più importante: Ground Zero è un Memoriale, grazie al master plan prodotto dall'architetto polacco naturalizzato statunitense Daniel Libeskind - enormi vasche con un ciclo di acqua continuo, simbolo della memoria infinita, sui bordi campeggiano i nomi di tutte le vittime, tantissimi alberi, il museo e il One World Trade Center, meglio conosciuta come Freedom Tower, oltre a sette nuovi grattacieli -. Il tutto in un "caos controllato" - quello di Manhattan - che vede il fiorire di tantissime attività commerciali, altro "avviso" di quella volontà, tipica degli americani, di rimboccarsi le maniche e guardare avanti. C'è poi anche la parte "cerimoniale": ogni anno, tra quelle cascate artificiali immerse nel verde della "speranza", si ricordano i morti. La lunghissima lettura di ogni nome - con i sei minuti di silenzio, all'ora e al minuto esatto degli schianti a New York, Pentagono e Shanksville, oltre al crollo delle due torri - vede, per la prima volta, una cerimonia ristretta ai soli parenti delle vittime. Un evento riservato, gli ettari della "rinascita" fruibili a tutti solo dal pomeriggio fino a tarda notte per lo speciale "tribute of lights". C'è poi il versante governativo: nel suo primo 11 settembre da presidente, Donald Trump proclama il "Patriot day", come già deciso dal Congresso sedici anni fa.

LE PRIME IMMAGINI - Il secondo aereo che si "infila" nella torre Sud, o le fiamme e il fumo che avvolgono la torre Nord, tra i primi ricordi visivi dei milioni di telespettatori che vengono catapultati in una realtà da film horror l'undici settembre di sedici anni fa. Ma, nel mondo dell'informazione, il primissimo "live report" non appartiene ai grandi colossi televisivi a stelle e strisce. È la WNYW a realizzare la prima "storica" diretta. Il reporter Dick Oliver deve confezionare un servizio legato alle elezioni primarie per scegliere quattro candidati democratici e due repubblicani alla carica di sindaco, quando si trova "nel posto giusto, al momento giusto". In studio c'è un altro giornalista, Jim Ryan, anchorman di "Good Day New York". Così, quello che è "solo" un network locale del gruppo Fox dell'area di New York interrompe una fascia pubblicitaria e mostra, alle 8:48 - a meno di due minuti dal primo impatto - ciò che accade nel cuore di Manhattan. Un record, per chi svolge il mestiere di giornalista, non di poco conto. Gravità della notizia a parte.

Paolo Sebastian Rapeanu
Ultimo aggiornamento: 11-09-2017 05:07


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