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Cronaca 04-09-2017

Siccità, il peggio deve ancora arrivare. I geologi: "Sardegna costretta a desalinizzare l'acqua del mare"

Piogge in netto calo, la temperatura media continua ad aumentare. Nei prossimi anni sempre meno acqua dolce disponibile. E l'Isola, per bere, rischia di dover "trattare" il prezioso liquido blu.

CAGLIARI - C'è anche l'Isola nelle previsioni, tutt'altro che positive, fornite dalla comunità scientifica nazionale dei geologi. "Anche la Sardegna deve mettere in campo processi di desanilizzazione, utilizzando così l'acqua del mare". Tradotto: per continuare a bere, nei prossimi anni è praticamente impossibile non sfruttare, "lavorandola" per renderla utilizzabile, l'acqua salata che circonda tutta la regione. Anzi, a detta dei geologi è già tardi: "Nel Centronord hanno elaborato piani di adattamento ai cambiamenti, mentre al Sud è tutto fermo. I giorni siccitosi sono aumentati del quindici per cento, avremo eventi sempre più irregolari".

I dati: "Negli ultimi 30 anni si è assistito, in Italia, ad un aumento della temperatura media di circa 1.1 gradi centigradi ma nell'ultima estate si è registrata un'ulteriore impennata di oltre 2 gradi rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1971-2000. Se questo segnale non dovesse essere un'eccezionalità ma confermarsi tale, significherebbe che potremmo essere dinanzi ad un' ulteriore accelerazione del riscaldamento globale del pianeta. Sempre durante l'ultima stagione estiva, la temperatura del mare, in Italia, ha raggiunto valori di oltre tre gradi rispetto alle medie dell'ultimo ventennio. Ci dobbiamo abituare ad estati con ondate di calore intense e prolungate di origine subtropicale continentali e quadri termometrici che oggi appaiono come eccezionali tra circa 20 anni sono destinati a rappresentare la normalità, con un cambiamento radicale del nostro stile di vita". Per gli esperti (Massimiliano Fazzini dell'Università di Camerino e Ferrara, il presidente nazionale dei geomorfologi Gilberto Pambianchi e il segretario nazionale AIGeo Marco Materazzi) sono destinate a cambiare "le stagioni turistiche ed agricole. Durante le future estati, con ogni probabilità avremo sempre meno acqua a disposizione e di questo dovremo essere consapevoli perché dal momento in cui l'acqua da fusione delle nevi sarà meno abbondante e si infiltrerà meno nelle falde acquifere più superficiali e le precipitazioni piovose saranno sempre più intense e meno persistenti, la risorsa idrica sarà evidentemente meno abbondante e di qualità organolettiche peggiori. Già adesso, in molte aree pianeggianti prossime alle coste, tra le quali il Campidano sardo, si assiste al fenomeno di ingressione del cuneo salinp, che porta ad una minore disponibilità di acqua per l'irrigazione delle aree adibite ad uso agricolo con ovvie ripercussioni sulla loro produttività".

Insomma, l'allarme-avviso scientifico è bello che lanciato. E, per quanto in compagnia di Sicilia e Puglia, anche in Sardegna, dove non si ha la fortuna di disporre di importanti acquiferi fossili, "si dove rapidamente valutare la possibilità di desalinizzare la risorsa idrica proveniente dal mare".

Ultimo aggiornamento: 04-09-2017 10:43


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